Stoner: un capolavoro al momento sbagliato
Forse è sufficiente leggere il solo incipit di Stoner per rendersi conto che John Edward Williams ha regalato alla Storia un romanzo straordinario. E l’aggettivo “straordinario” ha un sapore del tutto paradossale, considerando quanto ordinaria sia invece la vita del suo protagonista, William Stoner.
Quando si finisce di leggere l’ultima pagina si è travolti da una serie di domande – ed è su queste che vogliamo soffermarci in questo nuovo articolo della rubrica “Storie di libri” – ma partiamo da una piccola recensione che, ne siamo sicuri, non danneggerà in alcun modo il vostro gusto della lettura.
- 1 – L’incipit di Stoner
- 2 – Trama
- 3 – Temi
- 4 – L’iniziale silenzio
- 5 – Quei pochi che lo adorano
- 6 – Il trionfo dell’invisibile Stoner
- 7 – La scrittura come vetro
1 – L’incipit di Stoner
«William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido. Quando morì, i colleghi donarono alla biblioteca dell’università un manoscritto medievale, in segno di ricordo. Il manoscritto si trova ancora oggi nella sezione dei “Libri rari”, con la dedica: “Donato alla Biblioteca dell’Università del Missouri in memoria di William Stoner, dipartimento di Inglese. I suoi colleghi”».
2 – Trama
La carriera accademica di Stoner non deve trarre in inganno. Il piccolo William, infatti, nasce nel 1891 da una famiglia povera del Missouri e, fin dalla più tenera età, lavora nella fattoria del padre. Con la maggiore età si iscrive alla facoltà di Agraria, realizzando così le aspettative familiari.
Tra i vari corsi che deve seguire c’è anche quello di Letteratura inglese.
Durante una lezione, il professore legge in aula il Sonetto n. 73 di William Shakespeare. È in questo momento che avviene un piccolo miracolo che cambierà il corso degli eventi.

Sonetto n.73
«Quello che in me vedi è il tempo dell’anno
William Shakespeare
in cui ingiallite foglie pendono dai rami
e cadono rabbrividendo incontro al gelo
nude rovine ove già cantavano gli uccelli.
Quello che in me vedi è il crepuscolo del giorno
che ad occidente svanisce nella sera
e piano piano la notte nera inghiotte
ombra di morte in cui tutto si placa.
Quello che in me vedi è il brillar del fuoco
che tra le ceneri di gioventù giace
come sul letto di morte in cui ha fine
oggi consunta da ciò che la nutriva un dì.
Questo di me tu vedi che l’amore tuo accresce
perché meglio tu possa amare chi lascerai tra poco»
Una passione dirompente per la letteratura travolge Stoner che, quasi suo malgrado, si affranca da quel mondo contadino in cui era cresciuto.
Camminando in punta di piedi nel mondo, il nostro protagonista – a cui è impossibile non affezionarsi – diventa professore universitario, si sposa con Edith, ha una figlia di nome Grace, si innamora della giovane studentessa Katherine, affronta vicissitudini familiari e professionali, si ammala e muore.
Quasi sussurrando, Stoner ci mostra la sua vita così com’è e poi se ne va, senza lasciare tracce tangibili, se non nel cuore di ognuno di noi.
È stato un uomo ordinario, che ha vissuto la propria esistenza come fosse un attore non protagonista che ha assecondato, e non dominato, le correnti del destino.
3 – Temi
La grande letteratura è sempre in grado di educarci ai sentimenti. Di solito, lo fa attraverso l’epopea di eroi indimenticabili.
John Edward Williams è riuscito a educarci ai sentimenti attraverso lo sguardo di un uomo semplice che, come ognuno di noi, ha dovuto affrontare le piccole cose che avvenivano intorno e dentro di lui.
Stoner è un eroe della normalità che percorre una vita minima, ma non per questo povera di significato.
Con lui impariamo cos’è il senso del lavoro, la fatica nei campi, l’amore puro e quello per la letteratura.
Questi temi, che sono anche sentimenti, vengono narrati da Williams con dettagliata sincerità, con un’ars in grado di rendere indimenticabile una vita invisibile, percorsa “solamente” da trionfi e tragedie quotidiane.
4 – L’iniziale silenzio
Secondo noi Stoner è un piccolo, grande capolavoro. Fin dalla prima pubblicazione, alcuni professionisti se ne sono resi conto, eppure qualcosa è andato storto nell’accoglienza del pubblico.
Quando venne pubblicato, nel 1965, Stoner vendette la miseria di 2000 copie e finì fuori stampa l’anno successivo. Non era evidentemente bastata una breve ma favorevole recensione apparsa sul New Yorker nello stesso ’65: «Un ritratto magistrale […] della vita di un uomo comune, quasi invisibile».
Il 1965 è l’anno delle tre marce per i diritti civili degli afroamericani da Selma a Montgomery, dell’assassinio di Malcom X, dello sbarco dei primi 3500 marines in Vietnam, dell’occupazione militare della Repubblica Domenicana e della pubblicazione di Dune di Frank Herbert. Le rivolte studentesche e la liberalizzazione dei costumi hanno riabilitato testi sessualmente espliciti fino ad allora messi al bando, mentre il successo commerciale di Comma 22 di Joseph Heller testimoniava la voglia di una letteratura complessa e sperimentale come quella postmoderna.
Nel 1965 non c’è spazio per Stoner.
5 – Quei pochi che lo adorano
Nonostante il flop commerciale, sempre più persone iniziano a notare il capolavoro di Williams, a partire da Irving Hove che, nel 1966, ne consiglia la lettura dalle pagine del The New Republic. Nell’articolo The Virtues of Failure, definisce Stoner «serio, bello e commovente» e si stupisce del poco riscontro ricevuto.
La fortuna di Stoner cresce piano piano, i giudizi positivi passano di bocca in bocca.
Un piccolo punto di svolta avviene nel 1973, quando Williams si aggiudica ex aequo il National Book Award per la Narrativa grazie ad Augustus. Così Stoner viene pubblicato – senza troppe aspettative – anche in Inghilterra, mentre C. P. Snow, dalle colonne del Financial Times, si domanda: «Perché questo libro non è famoso?». Nel 1981, lo scrittore Dan Wakefield sulla rivista “Ploughshares” definisce Stoner uno dei «romanzi migliori e personalmente più gratificanti che abbia letto».

Anna Gavalda, foto di Georges Seguin, Wikimedia Commons
6 – Il trionfo dell’invisibile Stoner
Stoner, il romanzo, sembra destinato a rimanere invisibile, proprio come il suo protagonista.
Ma la storia editoriale ha una svolta imprevista durante i primi anni Duemila. Grazie allo scrittore irlandese John McGahern, la Penguin lo ripubblica nel 2003 e la New York Review Books nel 2006, con l’introduzione dello stesso McGahern poi riutilizzata dall’edizione Vintage del 2012. Le copie vendute sono sempre circa 2000, ma si moltiplicano i lettori ammaliati: nel 2007 il professore e critico letterario Morris Dickstein definisce Stoner «il romanzo perfetto» sul New York Times, così come si spenderanno con parole simili lo scrittore e sceneggiatore Nick Hornby, lo scrittore Colum McCann e persino Tom Hanks.
Soprattutto, a essere «innamorata» di Stoner è la scrittrice francese Anna Gavalda, che decide di tradurlo nella propria lingua. È così che il romanzo di Williams conquista l’Europa: Francia, Spagna, Italia (con Fazi Editore nel 2012, oggi Mondadori), Olanda, Inghilterra, Germania. Poi, Israele, Cina, Russia e molti altri.
A cinquant’anni dalla prima pubblicazione Stoner diviene un bestseller mondiale.
7 – La scrittura come vetro
Sicuramente, Williams è un “writer’s writer” e Stoner un romanzo per scrittori – spesso inserito nel genere letterario del Campus novel – ma, come ha sottolineato la filosofa Barbara Carnevali, «La formula del “romanzo per scrittori” […] non basta a spiegare l’entusiasmo di un largo pubblico, che si è manifestato nella forma di un’identificazione empatica di massa».
Le parole più belle per descrivere Stoner sono, probabilmente, quelle spese dall’autore di Espiazione, Ian McEwan: «Appena lo inizi a leggere senti di essere in ottime mani […]. Sembra aver toccato la verità umana come succede nella grande letteratura. È quel tipo di prosa che non vuole mostrarsi. È quel tipo di scrittura simile a una superficie di vetro, riesci a vedere immediatamente le cose di cui parla […] è una scoperta meravigliosa per tutti gli amanti della letteratura».
Ed è proprio così: in questo romanzo, la scrittura di Williams è come il vetro. Si lascia scorgere senza rifrazioni, ma dobbiamo toccare con delicatezza la sua fragilità.

Ian McEwan, foto di Flaming Ferrari, Wikimedia Commons
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